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17 settembre 2006
Da il Quotidiano della Calabria del 02 LUGLIO 2006
Antonio Borelli, del movimento giovanile di Dl, riflette sui risvolti politici del delitto Fortugno «La sfida che la politica ha perso» La provocazione: «Quanti giovani sono stati candidati nel Pdm?»
COME stanno vivendo, questo momento particolare della Margherita calabrese, con i possibili terribili retroscena al delitto Fortugno, i giovani del partito di Rutelli? Per cercare di capirlo abbiamo incontrato il coordinatore provinciale di Catanzaro della Margherita giovani, Antonio Borelli. Questi rappresenta il movimento che in Calabria è stato costituito per ultimo tra quelli delle altre province e, poi, perché in questo momento, forse, è il gruppo più lucido e meno emotivamente coinvolto nelle vicende della Margherita reggina. Borelli guida un'organizzazione giovane, giovane in tutti i sensi, che è arrivata a coprire i paesi più lontani dalla via S. Nicola della città capoluogo, dov'è la sede del partito, dalla Presila, da Albi, ai confini con le altre province, da Botricello, a nord, fino a Santa Caterina sullo Jonio, a sud. Un movimento che ha fatto della sua diffusione territoriale, motivo della propria esistenza. Antonio Borelli risponde con la tranquillità di chi ha fatto scuola di partito, menzionando le forze dell'ordine, il superprefetto De Sena e la magistratura, esprimendo compiacimento per l'evoluzione delle indagini. «Io e molti giovani calabresi abbiamo reagito con forza dopo l'omicidio Fortugno, ma pensavo che trovare i fautori di un atto tanto grave quanto barbaro fosse cosa quasi impossibile. Mi sono sbagliato. Certo, tra dire che alla base vi sono dei balordi e pensare che possa entrare una parte della stessa politica, rischiamo noi in primis di forzare nell'opinione pubblica tesi gravi e infondate. Se posso, con affetto, dare un suggerimento alla neodeputata Maria Grazia Laganà, vedova di Franco Fortugno, di un uomo perbene, è quello di continuare a pensare e agire come il marito. Forse è troppo facile dare tali suggerimenti, ma chi ha conosciuto Fortugno, ed in Calabria sono molti, sanno a che modo mi riferisco». Il coordinatore dei giovani della Margherita, con un trascorso nei giovani popolari all'epoca di Marini coordinatore nazionale, non è rimasto affascinato dalle stanze romane del partito, ma se n'è tornato in Calabria, a Catanzaro, per organizzare il movimento giovanile nella sua città e in tutta la provincia. Una città, Catanzaro dove lo strappo tra il presidente Loiero e la Margherita ha molto pesato, sicuramente pù di ogni altro luogo della regione. L'amarezza che invade il giovane Antonio Borelli, quando si apre tale argomento, è evidente. «Io, - risponde il giovane esponente politico per esprimere il suo pensiero sul partito dei "dissidenti" e sul nuovo Pdm - Loiero, penso di conoscerlo non benissimo, ma abbastanza da rendermi conto di chi sia. E' un uomo molto scaltro. Lo incontrai la prima volta quando, da giovane popolare nel collegio Catanzaro-Lamezia, lavorai per la vittoria di Donato Veraldi contro lo stesso Loiero, che all'epoca viaggiava nelle fila del Ccd di Casini, e con la Cdl. Sapevamo che era un osso duro, ma la vittoria fu nostra. Quando abbatti un colosso - aggiunge Borelli - impari a conoscerne i punti deboli oltre alla tremenda forza. E un anno fa, come già nel 2001, dopo il suo sbarco tra le fila del centrosinistra del 1998, abbiamo lavorato insieme per una grande vittoria. Ricordo il lavoro fatto da tutta la segreteria della Margherita, da quella calabrese al partito nazionale. Ricordo di aver incontrato la maggior parte dei giovani di Catanzaro, nei posti più diversi, dai locali notturni, ai bar, alle riunioni di carattere meramente politico. Abbiamo fatto un gran lavoro. Lo abbiamo fatto tutti insieme perché era un sogno da raggiungere quello di vincere». «In politica, come nel calcio, ci sono tanti bravi giocatori, ma sapevamo che indicando Agazio Loiero come candidato presidente, un gol l'avremmo fatto, e magari quello decisivo. Così è stato. A più di un anno di distanza - pronuncia visibilmente scoraggiato - la delusione è tanta. Il sogno è diventato una triste realtà. E' triste vedere uomini che hanno combattuto insieme che si incontrano e abbassano lo sguardo, che non si scambiano neanche un saluto, forse nell'idea di dover dimostrare chi è il più forte. Noi - assicura Antonio Borelli - siamo andati avanti lo stesso, i nostri voti, nonostante la mole di potere messo in gioco dal presidente della regione, li abbiamo mantenuti, ed una cosa continuo a ripetere ai ragazzi che incontro e che entrano nella Margherita dal giorno della nostra costituzione, una frase di John Clarke che dice: «Gli uomini politici pensano alle future elezioni, gli uomini di Stato alle future generazioni». Adesso non sta a me indicarvi chi siano gli uomini di Stato e chi i semplici politici, ma bisognerebbe provare a chiedere a tutti gli uomini del presidente se hanno pensato ad inserire nelle loro liste dei giovani al di fuori dei soliti noti, o se hanno sviluppato un movimento giovanile. Certo è - conclude - che nella bussola dei calabresi, che il presidente Loiero ha modellato a logo del proprio movimento, oltre ai giovani, manca anche la posizione della città capoluogo della regione, e penso che a questo punto una domanda posso anche lanciarla da queste colonne. Va bene la Calabria ai calabresi, come professava lo slogan elettorale del movimento loieriano, ma quando toccherà, e vi prego senza campanilismi di sorta, anche ai catanzaresi?».
| inviato da il 17/9/2006 alle 16:29 | |
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12 gennaio 2006
Catanzaro 23 Dicembre 2005 - i GdM visitano IPM di Catanzaro

I GdM di Catanzaro insieme ai GdM calabresi tutti, tra cui il coordinatore regionale Giovanni Russo, per Cosenza Giovanni Le Fosse ed inoltre i componenti della direzione nazionale Luigi Madeo, Giuseppe Peta abbiamo fatto visita al carcere minorile di Catanzaro.
Una visita piena di importanti risvolti.
Pochi di noi erano mai stati così in stretto contatto con un mondo così lontano ma che poi si è rivelato così vicino.
Dovete pensare che il carcere minorile di Catanzaro ad oggi è assolutamente insoddisfacente alle necessità dei ragazzi che ospita. Vi sono quindici ragazzi che la domenica possono ben sentire la partita dal vicino stadio di Catanzaro ma che non possono giocare con un pallone perchè manca uno spazio all'aperto che li possa ospitare in questa ma anche in altre attività.
Più che un carcere sembra un cantiere, ma di quelli all'italiana ossia con data di fine lavori sconosciuta.
La cosa più di ogni altra che ho riscontrato è che nessuno dei ragazzi in custodia si aspetta niente. Sà di essere in balia di un mondo che al di fuori di quelle quattro mura non li vuole.
Noi già dal 24 abbiamo iniziato a pensare come interagire con loro.
Vi daremo migliori notizie nella prossima settimana.
Fare visita a ragazzi disagiati sotto Natale spero che non sia un altro modo per fare notizia e nient'altro.
Speriamo bene.
Antonio Borelli
| inviato da il 12/1/2006 alle 9:15 | |
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